Un pap test salva le detenute. Gravidanza Gaia e Adele Teodoro su L’Espresso.

Inserito da il 20 gen, 2013

Segnaliamo l’articolo apparso il 14 gennaio su L’Espresso e che parla dei servizi di assistenza sanitaria gratuita forniti alle detenute da Gravidanza Gaia.

Fonte: Espresso.repubblica.it

Un pap test salva le detenute

di Paola Bacchiddu

Una ginecologa volontaria ha iniziato a girare gli istituti femminili per fare esami diagnostici gratuiti. I risultati sono stati ottimi, anche per le casse pubbliche. Ma ora la politica rischia di bloccare tutto.

(14 gennaio 2013)

Un doloroso primato quello che si è aggiudicato l’Italia qualche giorno fa: maglia nera in Europa per le condizioni in cui versano i suoi detenuti nelle carceri. La condanna, emessa dalla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, a seguito d’un ricorso di sette carcerati, contiene una sentenza durissima: “trattamento inumano e degradante”. Un altro colpo di maglio su una situazione che è divenuta oramai una polveriera: il tasso di sovraffollamento nazionale è del 142, 5 per cento contro una media europea del 99,6%, secondo l’ultimo rapporto Antigone. Una situazione tale da indurre la Corte a sollecitare l’Italia nel trovare al più presto una soluzione. Eppure qualche esempio virtuoso resiste, anche se fatica ad attecchire.A Milano una ginecologa napoletana, Adele Teodoro, ha formulato un modulo sperimentale di assistenza sanitaria alla popolazione femminile carceraria. Il progetto consiste nell’effettuare gratuitamente uno screening completo alle carcerate: dalla visita ginecologica al pap test, all’esame che individua, attraverso una sonda transvaginale, il tumore all’endometrio, patologia che si riscontra sovente durante la menopausa. L’attrezzatura consiste in un apparecchio ecografico che può essere trasportato facilmente in un trolley.E il risultato è tutt’altro che banale, perché – per la prima volta – ci si sposta dal concetto di cura (e spesso di emergenza) a quello di prevenzione. Con beneficio non solo della salute delle donne, ma anche delle casse regionali della Sanità.Il progetto è partito nel 2011 a Genova, nel carcere di Pontedecimo, dove la ginecologa ha effettuato, nel corso di due anni, circa 160 pap-test a oltre cento detenute. L’allora direttrice Maria Milano ha accolto la proposta con entusiasmo, aprendo le porte della casa circondariale. Tanto che la regione Liguria, grazie all’assessore alla salute Claudio Montaldo, ha protocollato il modulo, in sinergia con l’Asl3 di Genova e il Ministero della Giustizia, coprendo i costi degli esami.

«Il successo», spiega Maria Milano, «è stato determinato dalla collaborazione tra i tre soggetti coinvolti: carcere, Asl e regione. Secondo il protocollo, ciascuna carcerata deve esplicitamente fare richiesta della visita, in modo che io possa poi autorizzarla. Qualora fosse riscontrata una patologia, l’Asl si occupa delle cure. Il costo degli esami effettuati è invece a carico della Regione».

Un progetto, questo, cui s’è interessato anche il presidente Napolitano che lo scorso luglio ha insignito la ginecologa del titolo di Cavaliere della Repubblica. Una formula che potrebbe fare “rete” ed essere estesa anche alle altre Regioni italiane dove, sovente, la stessa attività di cura è costretta a scontrarsi, ogni giorno, con robuste riduzione dei fondi e scarsa disponibilità del personale medico.

Il deputato radicale Rita Bernardini ha promesso di interessarsene e presentare un’interrogazione al Ministro della Giustizia e della Salute, proprio per chiedere di estendere la buona pratica al resto del territorio nazionale.Anche nel penitenziario di Bollate, alle porte di Milano, l’allora direttrice Lucia Castellano ha consentito alla dottoressa Teodoro di effettuare 39 pap-test, prima dell’estate del 2012. Ma poi il progetto si è interrotto. Inspiegabilmente.«Se n’era interessato Angelo Cospito, il responsabile della Sanità penitenziaria lombarda», spiega la ginecologa Teodoro, «con il direttore generale della Sanità lombarda Carlo Lucchina. Nonostante un iniziale entusiasmo, le comunicazioni si sono interrotte nell’aprile del 2012, senza una spiegazione formale. Mi era stato promesso di estendere il protocollo in regione ed effettuare l’attività di volontariato, anche con altri medici disponibili sul territorio, nel resto della Lombardia, oltre che nell’altro carcere milanese di San Vittore. A oggi, però, e dopo innumerevoli sollecitazioni, non ne so più niente».

Angelo Cospito, raggiunto al telefono, assicura che il modulo inaugurato dalla ginecologa è ora prassi nelle carceri milanesi, la cui gestione sanitaria è in carico all’ospedale San Paolo. Nel corso del 2012, 99 detenute sono state visitate a San Vittore e 50 su 80 a Bollate. Ma del mancato protocollo, già adottato dalla regione Liguria, e delle altre carceri lombarde non v’è traccia. Né si spiega l’interruzione brusca delle comunicazioni con la volontaria.

 

Alcune voci interne alla regione ascrivono l’episodio a motivazioni di natura politica e conflitti tra volontariato e struttura ospedaliera. Sarebbe una preziosa occasione persa se Lombardia e altre regioni non imitassero l’esempio virtuoso della Liguria.